Dr.ssa Denise Bargiacchi

Psicologa - Psicoterapeuta
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Distur







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L’interrogativo è antico, ma rimane ancora oggi di grande attualità.
A partire dal giardino dell’Eden, cibo e sesso sono intrecciati da sempre.

L’uomo tende ad eccitarsi soprattutto di fronte a tre tipologie di cibi: quelli molto costosi, quelli difficili da trovare e quelli che ricordano la forma degli organi genitali.

I cibi rari ed esotici, come il tartufo o i piranha, sono considerati altamente afrodisiaci. I cibi che provengono da terre lontane hanno il fascino dell’avventura e del pericolo, e niente come il mistero stimola la fantasia sessuale. Durante il regno di Carlo I, quando nel vecchio continente il riso era ancora un lusso, i nobili confidavano nelle sue proprietà afrodisiache e lo bollivano nel latte con la cannella.

Quando un cibo diventa comune e a buon mercato, perde la sua magia. Ad esempio, quando la patata fu introdotta in Europa, era considerata afrodisiaca; oggi non ha certo una tale reputazione e patate lesse o purè non sono certo piatti privilegiati per una cena a due! Così, cibi una volta rari come confetti profumati, cannella, mandragore, chiodi di garofano, pepe e riso, hanno con il tempo e con la loro distribuzione su larga scala, perso il loro fascino erotico.

Anche le pietanze che ricordano per forma gli organi genitali vengono considerati afrodisiaci. Pensiamo ad esempio all’orchidea. Già Plinio il Vecchio consigliava il tubero di questa pianta come stimolante sessuale, i Romani ritenevano che le sue radici a forma di fallo nascessero dal seme versato da un satiro. Le tribù del Messico invece privilegiavano il fiore, che ricorda invece gli organi femminili, impollinato esclusivamente dai colibrì e dalle api melipone. Specialmente un tipo di orchidea, la Vanilla planifonia, ha assunto fama di potente afrodisiaco, fama diffusa anche in Europa.

Anche le ostriche hanno un loro fascino erotico e nella storia, sono sempre state associate alla prostituzione: nell’America dell‘800, in alcuni saloon, gli uomini sfogavano i loro istinti mangiando ostriche e divertendosi con le prostitute.

I maestri della letteratura sono i maggiori responsabili dell’accostamento tra cibo e sesso. Quella di Eva che schiude le labbra al frutto della conoscenza è forse la più celebre matafora culinario-sessuale, ma non è certo l’unica. Spesso frasi o poesie sottolineano la correlazione diretta tra mangiare e amare: il cibo è un regalo per l’amato.

Però nutrizionisti, chef, medici e scienziati non hanno mai affermato che un certo ingrediente possa avere gli effetti del Viagra o del Cialis. Alcuni cibi ritenuti afrodisiaci come  il cioccolato e le ostriche, possono produrre una scarica ormonale, ma solo se presi in grandissime quantità.

Un elemento da non sottovalutare nell’accoppiata cibo-sesso è la “superstizione”. La libido è nello stesso tempo eccitabile e fragile: è facile solleticarla ma è altrettanto facile spengerla. Spesso la sessualità dipende dall’umore del partner, perciò non c’è da stupirsi se gli uomini abbiano cercato di controllarla con l’aiuto di stregoni, radici velenose, elisir e pozioni magiche.

Comunque stiano le cose, un fondo di verità, nel rapporto cibo-sesso, esiste. L’atto di cucinare un piatto speciale e gradito al partner è seduttivo di per sé. Il cibo è associato al benessere e cucinare è un atto d’amore, è un prendersi cura dell’altro. Quando ricerchiamo un cibo raro amato dal compagno o dalla compagna, ci dedichiamo al soddisfacimento di un suo desiderio.

Preparare un buon piatto per amici, familiari e persone amate è un atto d’amore intimo.

Esiste perciò un rapporto indiretto fra il cibo e il desiderio sessuale: l’effetto sarebbe legato più alle modalità in cui il cibo viene consumato, cioè l’atmosfera, l’intimità, che ad un processo chimico nel nostro organismo. 
Infine, il cibo è legato al piacere, collegato all’olfatto, al gusto, alla vista, all’assaporare sapori nuovi: l’appagamento del gusto non risponde solo alla necessità fisiologica del nutrimento, ma soddisfa anche i sensi regalando benessere e piacere.




Cibi afrodisiaci: esistono davvero?