Dr.ssa Denise Bargiacchi

Psicologa - Psicoterapeuta
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DISTURBI DISSOCIATIVI

Disturbo Dissociativo dell’Identità


Precedentemente chiamato Disturbo da Personalità Multipla, è il disturbo dissociativo più clamoroso, seppure relativamente poco frequente.

In questo Disturbo la persona manifesta almeno due distinte identità del tutto indipendenti, ciascuna con propri modi di percepire, relazionarsi e pensare nei confronti di se stesso e dell’ambiente. Esse si manifestano assumendo ricorrentemente il controllo della persona e spesso un’identità non è cosciente dell’esistenza di un’altra, o altre, identità e non ha di essa o esse alcun ricordo.

Il Disturbo Dissociativo dell’Identità riflette il fallimento nella integrazione dei vari aspetti dell’identità, della memoria e della coscienza. Ognuno degli stati di personalità può essere vissuto come se avesse storia personale, immagine di sé e identità distinte, compreso un nome separato.

Di solito vi è una identità primaria che porta il nome ufficiale del soggetto e che risulta passiva, dipendente, tendente ai sentimenti di colpevolezza e alla depressione.

Le identità alternative frequentemente hanno nomi diversi e caratteristiche che contrastano con l’identità primaria (per es. sono ostili, “dirigenziali”, auto-distruttive). Identità particolari possono emergere in circostanze specifiche e possono differire nell’età e nel genere riferiti, nel vocabolario, nelle conoscenze generali o negli affetti predominanti.

Le identità alternative assumono il controllo in sequenza, una a scapito dell’altra, e possono negare la conoscenza reciproca, criticarsi l’una l’altra, o apparire in aperto conflitto. Le identità aggressive o ostili possono talora interrompere le attività delle altre o metterle in situazioni disagevoli.

I soggetti con questo disturbo presentano frequentemente lacune di memoria a proposito della loro storia personale, sia remota che recente. Le identità più passive tendono ad avere ricordi più poveri, mentre quelle più ostili, “dirigenziali”, o “protettive” hanno ricordi più completi.

Una identità che non ha funzioni di controllo può tuttavia avere accesso alla coscienza attraverso la produzione di allucinazioni uditive o visive (per es. una voce che dà istruzioni). La dimostrazione dell’amnesia può essere raggiunta attraverso le indicazioni di altre persone che sono state testimoni di comportamenti che il soggetto rinnega, oppure attraverso le “scoperte” dell’individuo stesso (per es. trovare in casa capi di abbigliamento che il soggetto non ricorda di avere comprato).


Le transizioni da una identità all’altra sono spesso scatenate da fattori psico-sociali stressanti. Il tempo richiesto per il passaggio da una identità all’altra è solitamente questione di secondi, anche se, più raramente, il passaggio può essere graduale. Il comportamento che può associarsi frequentemente con le transizioni di personalità include ammiccamento rapido, cambiamenti facciali, cambiamenti della voce e dell’atteggiamento o disgregazione del corso dei pensieri del soggetto. Il numero di identità riportato varia da 2 a più di 100. Metà dei casi riportati riguardano soggetti con un numero di identità inferiore a 10.


Questo disturbo esordisce nell'infanzia, ma generalmente viene diagnosticato soltanto nell'adolescenza; esso è più pervasivo degli altri disturbi dissociativi e spesso assume la forma di cronicità, precludendo la possibilità di un recupero completo.




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