Dr.ssa Denise Bargiacchi

Psicologa - Psicoterapeuta
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Il Processo di Individuazione


Il Processo di Individuazione, perno centrale della teoria junghiana, è la tensione che spinge l’uomo alla ricerca della propria identità. Corrisponde al naturale corso della vita in cui l’individuo diventa quello che da sempre era.

L’individuazione è il processo per cui la persona diventa se stessa, un essere umano intero, inscindibile e differenziato dalla psiche collettiva conscia e inconscia: è un progressivo ampliamento della personalità. Può essere considerata un progetto di un’autorealizzazione che si rende possibile nel confronto con la propria interiorità e con il mondo esterno.

L’Individuazione rappresenta un percorso nell’inconscio che conduce fino alla completezza finale, il Sè, come integrazione delle diverse parti psichiche in una totalità. Si aggiungono alla personalità non solo gli aspetti consapevoli ma soprattutto la ricchezza che deriva dall’inconscio.

Questo processo è caratterizzato da due aspetti fondamentali: da un lato è un processo d’integrazione interiore delle parti inconsce e dall’altro è un processo oggettivo di relazione: il senso della propria identità implica la relazione con l’altro come diverso da sé, si struttura confrontandosi, scontrandosi e misurandosi nei rapporti relazionali.

Al termine del processo l’uomo non ha più come centro l’Io ma il Sé: non è più un individuo con aspetti di cui è consapevole e molte aree inconsce di cui non è consapevole ed agiscono a sua insaputa, ma è un individuo in cui tutte le sue parti, più superficiali, più profonde, ritenute positive o negative, sono presenti.


Un elemento caratteristico di ogni viaggio attraverso l’inconscio è il verificarsi di ciò che Jung ha chiamato enantiodromia, parola che significa “ritorno all’opposto”. Certi processi mentali si trasformano a un certo punto nei loro contrari, come ad opera di una sorta di autoregolazione. Questa nozione è stata esemplificata simbolicamente da molti filosofi, religiosi e poeti: nella Divina Commedia, ad esempio, vediamo Dante che, raggiunto il punto più profondo dell’Inferno, inizia il primo passo verso l’alto, in opposta direzione verso il Purgatorio e il Paradiso. Questo misterioso fenomeno di spontaneo capovolgimento della regressione è stato sperimentato da tutti coloro che sono passati con successo attraverso un periodo di “tormento psichico”, nel quale, nel momento in cui il dolore diviene insostenibile, nel punto più basso della discesa, appare un primo gradino per risalire dall’altra parte.

Come nella ferita si cela il segreto della nostra guarigione, così sarà la discesa al nostro inferno a consentirci la salita al nostro paradiso.

Questo processo è un cammino attraverso la foresta dei simboli, attraverso il mondo degli Archetipi, i quali si presenteranno, in genere, in un determinato ordine.

La prima tappa del cammino di Individuazione è l’incontro con l’archetipo dell’Ombra, il fratello oscuro invisibile, ma inseparabile da noi. Essa è la figura più prossima alla coscienza e tra tutti gli aspetti della personalità è il primo ad emergere nel corso di un’analisi. La seconda tappa è caratterizzata dall’incontro con quelle figure psichiche che Jung chiama con i termini latini “Anima”, nell’uomo, e “Animus”, nella donna. Queste due figure archetipiche rappresentano la parte di psiche che ha a che fare con il sesso opposto e indicano sia la modalità del nostro rapporto con esso, sia il deposito dell’esperienza collettiva umana a riguardo.

Una successiva pietra miliare dello sviluppo interiore è rappresentata dall’Archetipo dello Spirito, il quale personifica appunto il principio spirituale. E quando l’Individuazione è raggiunta, l’Io non è più il centro della personalità, ma come un pianeta che ruota attorno ad un sole invisibile, il Sé. L’individuo ha acquistato un maggiore equilibrio e non teme più la morte, poiché ha trovato se stesso ed ha trovato anche il vero legame con gli altri uomini.


Il primo passo verso l’Individuazione comincia con una voce che chiama, o forse dovremmo dire che richiama, un po’ come il nostro primo vagito, alla vita.

Le potenzialità dell’individuo infatti si rivelano spesso solo se ve ne è il bisogno, solo quando il mondo ci mette alla prova.

La solitudine, la malattia, il tradimento, che per un verso rappresentano l’irrompere della morte nella vita, sono peraltro preziosi per l’anima perché un’accresciuta consapevolezza del nostro limite ci fa scoprire la forza che consente il superamento.

I dolori sono perciò pietre miliari che portano alla conoscenza: la ricerca di una risposta personale diviene la via di una cura che porta al ritrovamento di un senso e dalla sofferenza si spalanca la possibilità di trasformare il proprio atteggiamento verso la vita. Le esperienze negative sono le più preziose per l’arricchimento interiore perché permettono un progressivo ampliamento della personalità e il cammino dell’individuazione.

Scendere nei luoghi più lontani della psiche può spaventare ma nel tempo si traduce in un respiro nuovo: si passa da una superficie piatta alla profondità tridimensionale, come è descritto, ad esempio, nel sogno di un ragazzo che si tuffa in mare, trattiene a fatica il respiro, ma vede dei pesci meravigliosi, che riesce poi a portare in superficie. Questo è un processo di integrazione dal momento che si aggiungono alla personalità non solo gli aspetti consapevoli, ma principalmente ciò che deriva dalla ricchezza dell’inconscio.

Il processo di autoconoscenza non è mai un dipanarsi lineare di sola ascesa, ma un procedere vario che comporta anche l’arresto o la retrocessione. In questo senso, l’esistenza umana è un continuo morire e rinascere, in cui ogni passaggio ad uno stadio superiore di sviluppo richiede un sacrificio di ciò che si è precedentemente costruito e su cui cristallizzarsi sarebbe di impedimento alla nostra crescita.

E importante non è ciò che diventeremo - poeti, medici o scienziati - ma se riusciremo ad essere pienamente se stessi.



Psicologia Analitica Junghiana

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