Dr.ssa Denise Bargiacchi

Psicologa - Psicoterapeuta
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Distur







Psicologia Analitica Junghiana


Gli Archetipi

Il Puer Aeternus


Il Puer Aeternus (Eterno Fanciullino) rappresenta gli aspetti più creativi della personalità, i più fragili e insieme i più autentici: un’immediata espressione di sé, una visione all’altro scevra da preconcetti, la capacità di partecipare affettivamente alla realtà, la curiosità, la capacità di rinnovarsi, la flessibilità, il desiderio di conoscere, la gioia e il piacere che accompagnano le esperienze.

Il Puer Aeternus esplora l’ambiente con curiosità e meraviglia, lo plasma e lo rimodella attraverso il gioco e così facendo sviluppa una propria esclusiva immagine del mondo conquistando contemporaneamente una propria identità.

Questa capacità di interazione tra l’Io che partecipa alla realtà animandola e il mondo, è presente per tutta la vita, ma nell’infanzia assume un’intensità e una magia indimenticabili.

L’infanzia è l’unico luogo dove il reale e il possibile hanno coinciso, dove la realtà si sfumava nella fantasia e viceversa. Essa è luogo dove coscienza e inconscio si scontrano continuamente nell’immaginazione: le immagini forniscono il fondamento della coscienza, il bambino se ne serve per capire le cose. È per questo che questa precoce età resta un territorio mitico, il luogo dell’eterno ritorno e dell’eterna nostalgia.

Non è la fanciullezza come età cronologica, come luogo e tempo dell’esperienza a costituire la bellezza bensì lo sguardo dell’infante sul mondo. Nel bambino è evidente un senso di continuità con la natura, permeata dalla gioia connessa al potere di scoprire e di creare, al potere di fare, manipolare e modellare. Egli rappresenta la creatività, l’intuizione, lo stupore, la capacità di godere, l’immediata espressione di sé e l’ingenuità.

Prima ancora degli psicologi sono stati gli scrittori, e in particolare i poeti, a intuire come lo slancio e l’amore per la natura, il senso della meraviglia che schiude l’animo alla conoscenza e la sensibilità al bello, siano prerogative del bambino interiore che alberga in ognuno di noi. Pensiamo ad esempio a Pascoli: il suo fanciullino (“Il fanciullino”, 1897) è portatore di emozioni, di dolore e di gioia, non conosce né opera giudizi mediante la ragione, non si accosta alle cose con una valutazione logica ma attraverso la meraviglia. Vede tutto come fosse la prima volta, è curioso, scopritore di ingegnose relazioni e somiglianze tra le cose.

Il genio della fanciullezza, però, sembra venire frustrato durante il corso della vita quando la spontaneità, la curiosità, l’amore per la fantasia e l’aspetto ludico dell’esistenza vengono lentamente soffocate dalle regole educative che rinforzano la competitività a prezzo del gioco, il giudizio a scapito della spontaneità, il dovere a danno della fantasia. Si crea pian piano una corazza dalla quale poi è difficile spogliarsi.

Queste energie sono presenti in ognuno, c’è solo bisogno di risvegliarle.


Il Puer, se da un lato rappresenta un rinnovamento della vita, la spontaneità e una nuova possibilità esistenziale, manifesta anche un lato distruttivo: può rappresentare l’infantilismo, l’aspetto che spinge indietro, che porta a essere dipendenti, pigri, giocherelloni, a fuggire i problemi e le responsabilità della vita, in ultima analisi, a restare infantili. E’ come se si attivasse il bimbo che dice: “voglio tutto, e se non posso averlo è la fine”. Il Puer rifiuta di crescere e superare il problema della madre: questo è oggi un problema sociale, per la sua diffusione: in generale identifichiamo con l’Archetipo del Puer l’uomo che rimane troppo a lungo nei limiti di una psicologia adolescenziale, che conserva cioè anche in età adulta i tratti caratteristici del giovane. Nella maggior parte dei casi questo prolungamento dell’adolescenza si combina con una dipendenza troppo stretta dalla madre.


Nei sogni, nella mitologia o nella letteratura, il Puer può presentarsi come neonati o bambini molto piccoli, in fasce, che sanno parlare o scrivere perfettamente, recitano proverbi profondi, attenevano discorsi eruditi. Il bambino che appare nei sogni reca con sé una saggezza che sprigiona un’enorme energia e che rappresenta nella nostra vita inconscia potenzialità ancora inespresse e promesse di sviluppi futuri, è il nostro futuro in attesa di esplicarsi.


Attraverso l’accettazione dell’aspetto positivo dell’archetipo del Puer, l’uomo può conservare, anche in età adulta, la capacità di vedere il mondo attraverso gli occhi del bambino, che si manifesta come flessibilità nell’adattamento, capacità di cambiare le proprie idee se e quando lo richieda la situazione, originalità, capacità di fornire risposte uniche o insolite, fluidità di linguaggio, partecipazione attiva al mondo, la curiosità nei confronti del nuovo e del diverso, la disponibilità ad esplorare nuovi territori mentali.



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