Dr.ssa Denise Bargiacchi

Psicologa - Psicoterapeuta
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Nell’infanzia, una discreta percentuale di bambini si costruisce un compagno immaginario che comincia a fare la sua prima apparizione intorno ai 2-3 anni, durante l’ultimo anno di asilo nido, e spesso permane nel suo mondo fantasioso fino ai 7-10 anni.

Questa figura immaginata, rappresenta una presenza benevola, affettuosa, calda, accogliente e può essere considerata come un equivalente della riflessione degli adulti perché permette ai bambini di ripensare alle esperienze fatte, di elaborarle, di rivisitarle, di trasformarle. E’ un amico con cui giocano, si confidano, litigano.

Un folletto, uno gnomo, a volte peluches, qualunque forma assuma, il compagno immaginario è un fenomeno complesso e sfaccettato, spesso soggetto a pregiudizio e fonte di preoccupazione per i genitori, che guardano con timore questo personaggio frutto della fantasia del bambino. In realtà è un’invenzione del tutto normale e positiva poiché nasce dalla scoperta della propria ombra o dal rapporto instaurato con il peluche preferito: è anche con l’aiuto di questi personaggi inventati, che i bambini cercano di adattarsi all’ambiente complesso ed incomprensibile degli adulti.

Il compagno immaginario, è il segno di una straordinaria capacità creativa dei bambini e insieme di una grande intelligenza, è un “altro da sé” che il bambino costruisce giorno per giorno, dotandolo continuamente di nuove esperienze e competenze e, fin dall’inizio, possiede una propria autonoma personalità. Il bambino lo tratta come se fosse una vera persona, con una sua dignità e con caratteristiche personali; gli conferisce un’autonomia di pensiero e una vita personale alla quale si dedica quando non è impegnato con il suo compagno vero.

Tale capacità di dare una personalità e un’immagine ben definita a una figura inventata, implica che il bambino abbia da tempo acquisito un’adeguata rappresentazione cognitiva di sé, abbia raggiunto un’avanzata organizzazione mentale e una capacità di autocoscienza.

Rappresenta perciò un’esperienza significativa per la crescita, per lo sviluppo cognitivo e per la capacità di socializzare. Crescere in due in un mondo di adulti è molto positivo. Con l’amico immaginario, il bambino si esercita nella risoluzione dei problemi, si allena a trattare, a confrontarsi e a discutere con gli altri. Ma c’è di più: questo amico possiede più di ogni altro una dote speciale: non tradisce mai. Gli si può raccontare tutto: non farà la spia, non spiffererà in giro le cose importanti e segrete come fanno di solito i fratelli. Non diventerà amico di altri. Perciò di lui i bambini sono molto gelosi, lo vivono come un segreto, lo tengono nascosto, non rivelandone l’identità a nessuno, anche perché sono pienamente consapevoli della sua natura fantastica e non reale.

















I bambini che si creano un simile amico stabiliscono alcuni presupposti che favoriscono la formazione della personalità e possono fornire impulsi creativi ai rapporti con gli altri. Il compagno immaginario in questo caso sarebbe da considerare una figura di appoggio, fondamentale nel rapporto tra Sé e mondo esterno e nella percezione e nel consolidamento del sé e della propria immagine.

La creazione del Compagno Immaginario, pur essendo un fenomeno molto diffuso durante l’infanzia, non è una prerogativa assoluta per ogni bambino, infatti non avendo tutti la stessa capacità immaginativa, non tutti necessariamente se ne creano uno. Ciò non toglie però che chi non l’ha mai avuto, abbia minor capacità di apprendimento o particolari problemi nel rapporto con gli altri.

Chiedere informazioni sul chi è l’amico immaginato, aiuta il genitore a capire che tipo di paura o desiderio ha suo figlio. Stare al gioco del proprio bimbo, mantenendo separate la realtà dalla fantasia, aiuta il bambino a fidarsi del genitore e a condividere con lui un magico viaggio nella fantasia.


L’amico immaginario un bel giorno scomparirà ritornando nello stesso posto da cui è arrivato, poiché sarà sostituito da nuovi giochi, da nuove relazioni con i compagni di classe, l’arrivo di un fratello.

Quando il bambino si sentirà pronto, lascerà da solo il suo magico amico. Questo di norma, succede intorno ai 7/8 anni d’età grazie anche all’inserimento del bambino nella scuola elementare e all’ampliamento della sua vita relazionale.





L’amico immaginario. Normalità o patologia?

Già nel 1945, Piaget, attribuisce al compagno immaginario, un ruolo di notevole importanza nel periodo dell’evoluzione socio-cognitiva, ed esso assolve varie funzioni:

  1. La funzione consolatoria, di ascoltatore benevolo, in cui il bambino confida i propri interessi al compagno, e questo svolge un ruolo di ascoltatore-consolatore.

  2. La funzione compensatoria: in questo caso si tratta della possibilità che i bambini hanno di vivere con il proprio amico momenti magici, nel senso di poter compiere azioni impossibili o proibite.

  3. La funzione moralizzatrice, che riguarda l’autorità morale che sta a rappresentare il compagno immaginario, infatti questo oltre ad essere disponibile nei confronti del bambino, al tempo stesso è critico verso le sue azioni, spronandolo a migliorarsi.

  4. La funzione di stimolo e di rassicuratore, si rifà agli aspetti positivi che determina la presenza del compagno, in termini di sviluppo delle capacità di socializzazione nel bambino.

Piaget afferma che il compagno immaginario sia una specie di “banco di prova”, dove il bambino può esercitare ed affinare le proprie competenze relazionali senza mettere a repentaglio la propria autostima e l’immagine di sé.