Dr.ssa Denise Bargiacchi

Psicologa - Psicoterapeuta
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DISTURBI SOMATOFORMI

Disturbo di Dismorfismo Corporeo (Dismorfofobia)


Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo si caratterizza per la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere puramente immaginato o, se presente, è una piccola anomalia fisica che il soggetto vive però come enorme.

Le lamentele riguardano spesso difetti lievi o immaginari della faccia o della testa, come capelli più o meno folti, acne, rughe, cicatrici, manifestazioni vascolari, pallore o rossore, sudorazione, asimmetrie o sproporzioni del viso, eccessiva peluria. Altre preoccupazioni possono riguardare la forma, le misure, o qualche altro aspetto di naso, occhi, palpebre, sopracciglia, orecchie, bocca, labbra, denti, mascella, mento, guance o testa. Tuttavia ogni altra parte del corpo può diventare motivo di preoccupazione (per es. i genitali, il seno, le natiche, l’addome, le braccia, le mani, i piedi, le gambe, i fianchi, le spalle, le misure corporee globali, o la corporatura e la massa muscolare). La preoccupazione può riguardare simultaneamente diverse parti del corpo.


I soggetti con questo disturbo sperimentano grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo le loro preoccupazioni come tormentose e difficili da controllare. Molti infatti passano tante ore al giorno a pensare al loro “difetto” con il frequente controllo del problema, o direttamente o in una superficie riflettente (per es. specchi, vetrine dei negozi, paraurti delle macchine, vetri degli orologi). Certi soggetti utilizzano illuminazioni speciali oppure lenti di ingrandimento per esaminare il proprio “difetto”.

Possono anche esservi comportamenti esagerati di pulizia (per es. eccessi nel pettinarsi, nell’eliminazione dei peli, applicazioni ripetute di cosmetici, manipolazione della pelle).

Sebbene l’intento del controllo e della pulizia sia di diminuire l’ansia, migliorare temporaneamente il proprio aspetto o rassicurarsi, questi comportamenti finiscono per far aumentare la preoccupazione e l’ansia connessa. Di conseguenza alcuni soggetti evitano gli specchi, talora ricoprendoli o eliminandoli dall’ambiente. Altri alternano periodi di eccessivi controlli allo specchio a periodi di evitamento.

Frequentemente si cerca di camuffare il “difetto”, per es., facendosi crescere la barba per coprire delle supposte cicatrici o portando il cappello per nascondere supposte calvizie.

La consapevolezza del difetto percepito spesso è scarsa, ed alcuni soggetti arrivano al delirio: sono completamente convinti che la loro visione del difetto è certa e non distorta e pensano che altri possano fare o stiano facendo particolare attenzione al loro supposto difetto, magari parlandone o deridendoli.

L’evitamento delle attività usuali può portare ad un isolamento sociale estremo. In certi casi, la persona può uscire di casa solo di notte, quando non può essere vista, o rimanere chiusa in casa talora per anni. I soggetti col disturbo possono abbandonare la scuola, evitare i colloqui di lavoro, o non lavorare affatto. Possono avere pochi amici, evitare incontri sentimentali e altre interazioni sociali, avere difficoltà coniugali o divorziare a causa dei loro sintomi.

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